Il 16, 17 e 18 dicembre 2025, il Teatro Akropolis ospiterà la VII edizione di Intransito, la rassegna di teatro emergente under 35 promossa dal Comune di Genova e curata da realtà teatrali di rilievo nazionale come Teatro Akropolis ETS, La Chascona e Officine Papage. Sostenuta anche dalla Fondazione San Paolo e da Coop Liguria, Intransito valorizza il lavoro delle giovani compagnie della scena nazionale che portano avanti percorsi di ricerca e innovazione nelle arti performative. Lo spettacolo vincitore, scelto dalla Giuria, riceverà un premio di 1.500 euro a sostegno della produzione.
91 sono le proposte pervenute con un numero di adesioni, provenienti da tutto il territorio nazionale, indice della popolarità della manifestazione ma anche della fatica che le nuove generazioni teatrali incontrano non solo ad emergere ma anche ad avere una semplice occasione di visibilità e quindi la necessità, l’urgenza di non perdere una opportunità, come quella offerta dal Comune di Genova con questo concorso.
Come previsto dal bando, sono stati selezionati sei progetti che andranno in scena il 16, 17 e 18 dicembre 2025 al Teatro Akropolis di Genova, di fronte al pubblico e alla Giuria composta da operatori, critici e personalità del teatro a livello nazionale, tra cui:
Gli spettacoli selezionati per questa settima edizione e che potranno essere visti dal pubblico nelle tre serate ad ingresso libero presso teatro Akropolis sono:

Apre la programmazione, martedì 16 dicembre 2025, alle ore 20:00 “Gnancanabusìa”, della compagnia Le Mòsine di Scandicci (FI): Valentina Alberto, Alessandra Lauriola, Arianna Mazzone, Emma Tramontana. Con la produzione e supporto creativo Zaches Teatro. Lo spettacolo è ispirato al libro di Clelia Marchi “Gnanca na busìa” espressione dialettale mantovana che significa “nemmeno una bugia”.
Il romanzo racconta una contadina mantovana che scrisse la sua biografia su un lenzuolo. Storia di una vita scritta di notte, lungo molti anni.
Un lenzuolo apre la scena. Quattro figure attorno a un tavolo ne svelano lentamente la storia. Un libro-lenzuolo, così lo chiama Clelia Marchi, l’autrice che racconta di guerra, diseguaglianze, memoria e coraggio. Le donne e gli oggetti in scena cooperano per poterla narrare, perché: a che serve scrivere se nessuno lo vede o lo legge? Mani, voci, terra, legno, tessuto: tutto può raccontare. Una riflessione sul perché gli esseri umani sentono la necessità di lasciare un segno del proprio passaggio nel mondo e su come la materia diventa simbolo di un’intera comunità.

Alle ore 21:15 la compagnia Cromo Collettivo Creativo con “Ahmen”, regia di Tommaso Burbuglini, drammaturgia di Eleonora Pace e con Andrea Perotti e Valerio Sprecacè.
Lo spettacolo trae ispirazione dalla storia di Asim Javed, arrivato dodici anni fa dal Pakistan, ancora oggi alle prese con un intricato ed esasperante iter burocratico indispensabile per il ricongiungimento con la moglie.
La discesa del protagonista negli inferi kafkiani della burocrazia avviene tramite il dialogo, da una parte c’è Valerio Sprecacè – che impersona tutti i ruoli con cui viene rappresentata la nostra società respingente (i clienti del negozio di lavaggio in cui lavora il protagonista, i dipendenti dell’ufficio immigrazione, ecc.) – e dall’altra c’è Andrea Perotti. Il suo più che essere un personaggio è una sorta di avatar muto, una maschera silente in grado – con un lavoro minimale di gesti, sguardi e mimica – di restituire una profondissima partitura emotiva: l’ingenuità, l’incomprensione, il sorriso per il minimo passo in avanti, la disperazione trattenuta di fronte al dipendente pubblico per una perpetua mancanza nella documentazione.
In scena i pochi oggetti evocano l’atmosfera evanescente di un sogno: una lavatrice sporca, un’insegna luminosa che recita APERTO, un plexiglass e un teschio di mucca che osserva la scena dall’alto, e poi proiezioni di un volto frammentato di donna, simbolo di un ricordo che nel tempo si fa sempre più rarefatto e lontano.

Mercoledì 17 dicembre, alle ore 20:00 la serata si apre con Ass. Culturale Spring provenienti dalla Capitale, che portano in scena “Quello che non c’è” con autrice/attrice Giulia Scotti. Un fumetto che a poco a poco, diventa testo drammaturgico conservando sempre una propria identità specifica. Un progetto che parte da una vicenda biografica, la storia della breve vita della zia Daniela, e si trasforma in una narrazione riflessiva costruita di illuminazioni, aneddoti, citazioni letterarie e meditazioni, tasselli affiancati seguendo il filo apparentemente illogico del pensiero non sorvegliato. Con consapevole autoironia Giulia Scotti innesca una riflessione su ciò che davvero può essere interessante raccontare e, ancora prima, sui motivi per i quali un artista s’interessa a una persona ovvero a una storia: se c’è di mezzo un incidente o una malattia e, dunque, un morte, allora vale la pena raccontarla? L’autrice/attrice risponde all’interrogativo con il resto dello spettacolo, incentrato sul tentativo messo in atto dalla sua famiglia di cancellare l’avvenuta esistenza di Daniela e sul suo riemergere dall’oblio forzato attraverso il corpo e il cuore della nipote mai conosciuta.

Alle 21:15 OperazioneMIRO di Torino con “Oasi Kebab” affronta il disagio post-adolescenziale che subentra nelle vite di molti ragazzi, i quali si ritrovano come paralizzati in una situazione di attesa, nello sperare che qualcosa della propria vita cambi invece che provare a cambiarla loro stessi. La Generazione Z ha subìto il trauma della pandemia da Covid-19 negli anni più importanti per la crescita personale e lo sviluppo di una propria identità. La drammaturgia e testi sono di Bruno Orlando e Luca Catarinella, Martina Michelini, Bruno Orlando gli interpreti. Presso la panineria ambulante “Oasi Kebab”, un ragazzo di 19 anni è al suo giorno di prova come cameriere. Lo Chef lo istruisce sulla gestione della nottata. Ma il ragazzo si è finto un’altra persona ed è lì per rapinare il paninaro. L’unica cliente ad arrivare è Clarissa, in combutta con il ragazzo. Il tema centrale dello spettacolo è la salute mentale dei giovani di oggi, sempre più alle strette in una vita che sembra non avere un futuro per loro. Una generazione che vive con un malessere invisibile, eppure tremendamente presente. In mezzo all’incertezza delle prospettive future, basta un attimo per ritrovarsi a compiere azioni avventate, senza un vero senso di fondo apparente. Quante volte di fronte a tragiche notizie ci domandiamo: come è possibile? Ma queste azioni
risultano essere una delle molteplici conseguenze causate dalla mancata promessa di un futuro.

L’ultima giornata della rassegna, giovedì 18 dicembre, si apre alle ore 20:00 con la compagnia milanese Il Turnodi Notte con “Fragileresistente”, uno spettacolo di e con Silvia Pallotti e Tommaso Russi.
La storia esplora la relazione tra un figlio e un padre, la depressione dell’uno, la fatica dell’altro e lo stato del mondo. L’evento di un tuffo da uno scoglio, una caduta, diventa per entrambi l’apice di due diverse forme di impotenza: verso l’altro e verso il mondo.
In questa linea narrativa si innestano dei quadri che interrompono la storia, la spiazzano e propongono altri sguardi sul tema, alla ricerca di forme e di canali di comunicazione diversi, evocativi: il linguaggio fisico-gestuale, l’ironia, l’autobiografia, l’immagine, la creazione di atmosfere sonore.
“Fragileresistente” parla della stanchezza, dell’incapacità di vedere un futuro possibile, delle nostre immaginazioni ammalate, represse e compresse. Il senso di impotenza che ci immobilizza è reale? O è indotto? Da cosa e perché? Quali azioni sono ancora possibili?

Concluderà la programmazione, alle ore 21:40, la compagnia modenese FanniBanni’s con “Inizia con la lettera A”. Drammaturgia e regia di Giorgia Favoti e Rocco Ancarola, gli attori sono Gabriele Anzaldi, Giorgia Iolanda Barsotti e Nicoletta Nobile.
“Inizia con la lettera A” vede in scena due sorelle che si incontrano davanti a una porta, dietro alla quale c’è il corpo del padre. Un clown dei funerali entra ed esce dalla porta. Le due sorelle, invece, pare che non riescano ad aprirla. Eppure, rimangono lì. E se aprissero quella porta? Se si trattasse di un’eredità imbarazzante, che crea vergogna o rabbia? Se invece non arrivasse ciò che ci si aspetta, se si ereditasse una mancanza? Nello spettacolo, attraverso il linguaggio della black comedy, verità scomode si confondono con giochi d’infanzia come incubi a occhi aperti. Ereditare qualcosa che forse si odia, ma che anche si invidia e si desidera. Per aprire la porta? Bisogna decidersi a fare i conti con quello che ci viene lasciato. Cosa significa, in fin dei conti, essere figli-eredi?
Alle ore 23 si procederà all’assegnazione del premio.
L’ingresso agli spettacoli è libero, si raccomanda la prenotazione.
Teatro Akropolis | Via Boeddu 10, Genova Sestri Ponente
Info e prenotazioni
Tel 329 163 9577 – biglietteria@teatroakropolis.com