GET
Giovani Eccellenze Teatrali

Rassegna al Teatro Garage Sala Diana
e al Teatro Akropolis
Genova
Stagione 2026 - 2027

La rassegna G.E.T Giovani Eccellenze Teatrali, ideata dall’associazione culturale La Chascona, con la stagione 2026-2027 raggiunge la sesta edizione ed emerge sempre più consolidata distinguendosi per il lavoro di ricerca sulla nuova drammaturgia, ponendo forte attenzione verso le varie forme della creazione contemporanea e le nuove generazioni artistiche, dedicandosi ai nuovi scenari del teatro, con giovani compagnie provenienti da ogni parte d’Italia acclamate dalla critica.

Ginestre – foto di scena

sabato 17 ottobre 2026 ore 21

Al Teatro Garage di Genova – Sala Diana

PRODUZIONE B.E.A.T. TEATROGINESTRE

di Elvira Buonocore

regia Gennaro Maresca

con Stefania Remino e Alessia Santalucia

disegno luci Francesco O. De Santis

scenografia Sara Palmieri

costumi Siria Bossone

musiche Vincenzo Romano

assistente alle scene Alessandra Avitabile

realizzazione scene Paolo Iammarrone e Vincenzo Fiorillo

Durata: 50 minuti

Note dell’autrice

1998. Periferia del sud Italia. È un maggio strano. Piove da cinque giorni. Un’acqua imperterrita laddove avrebbe dovuto esserci primavera. Non un fiore, non un raggio di sole. Non c’è margine per uscire, l’inverno si protrae. Soltanto il tempo, dilatatosi nell’ora legale, ha allungato le giornate, così da concedere ancora più spazio, più luce a quella pioggia incessante.

Due sorelle vivono nel retrobottega del negozio di detersivi “Le Ginestre”. Donnine di età incerta, alternano attimi di vecchiaia a momenti di soave giovinezza. La vendita dei prodotti per la casa si fonde coi giochi di infanzia, coi gesti tipici dell’adolescenza. Tutto è vetrina e clausura.

Una di loro, la più piccola e più anziana, una neonata-adolescente che parla, riflette e ragiona, ha un passatempo tutto personale: guardare i video delle grandi cerimonie di famiglia. Compleanni, prime comunioni, anniversari, matrimoni, battesimi, ricorrenze inventate. Come una serie tv che non finisce ma si aggiorna assieme alla vita, il loop cerimoniale rappresenta l’unica forma di intrattenimento nella sua vita quasi reclusa.

Torniamo alla provincia, al margine di una regione. Torniamo ad una casa che è anche un’attività. Torniamo ad una vita che è anche mestiere, ad una esposizione che è anche un nascondiglio permanente. Torniamo al legame parentale che supera sé stesso e va oltre. Sorelle che sono amiche, che sono serve, che sono odiose antagoniste, che sono acidità pura. Elemento di natura.

Torniamo ad un clima ostile, ad un mondo che insorge. Ma questa volta lo dichiariamo apertamente. Questo lavoro parte da un’esperienza collettiva, l’alluvione che il 5 maggio 1998 ha colpito il comune di Sarno e le limitrofe zone di Quindici, Siano, Bracigliano e San Felice a Cancello, causando la morte di 160 persone. Un evento profondamente radicato in queste aree, a quasi trent’anni di distanza.

La provincia è di nuovo attenzionata, di nuovo siamo oggetto di interesse. Ma per cosa? Un’ondata di fango e detriti, tre lingue di terra che scivolano inesorabili dalla montagna e ci prendono tutti alle spalle. I rubinetti danno acqua marrone. Le scuole sono chiuse. Le due donne vivono a livello della strada. Sono esposte. Vulnerabili.

La vulnerabilità è il grado di perdita prodotto su un elemento o su una serie di elementi esposti a rischio, risultante dal verificarsi di un evento dannoso di una intensità data. Un indicatore geologico prima ancora che umano. Vulnerabilità è esposizione a un rischio. A un crollo. A una frana. Il paesaggio fisico qui diventa rappresentativo, metafora di uno stato emotivo. Il nostro. Lo stesso paesaggio che ci ha cresciuti si erode giorno dopo giorno, restituendoci al suo posto un mare di fango. Stare al mondo vuol dire stare nella frattura, in quella degradazione. Vuol dire essere esposti a un alto grado di vulnerabilità. Questo il punto di partenza per raccontare un frammento di umanità che si sgancia un attimo dal crollo e viene a parlarci.

Note del regista

Quando la catastrofe poteva avvenire a casa nostra. Poteva franare la terra sul nostro tetto, poteva tremare a sangue casa tua, poteva prendersela con te il fiume, affogare te, i tuoi cari, senza tenere conto di niente. Così. Superiore. Dolcenera senza cuore. È la natura che ci governa, è la malaciorta, Dio in collera per il degrado, è la politica e le istituzioni, la differenza sostanziale tra la vittima inconsapevole e il potere, che tutto controlla e che tutto (catastrofi comprese) dovrebbe prevenire. Un flusso di ovvietà e forzature di cui i media moderni si cibano restituendoci il dolore spettacolarizzato.

Ginestre è il tentativo poetico di fare memoria, di considerare la persona quale testimone di tempo e di spazio. Spazio rubato, dismesso, violentato. Spazio reale, del corpo; spazio emotivo, dello spirito. Ognuno in continua espansione. Grotteschi e struggenti segni di passaggio.

Sinossi

GINESTRE è un viaggio poetico e feroce nel cuore della provincia italiana, tra detersivi e detriti, sorellanza e reclusione. Consiglia e Felicia detta Licia: due donne, chiuse nel retrobottega di un negozio, resistono a un mondo che frana, letteralmente e simbolicamente. I loro gesti quotidiani si mescolano a riti familiari ossessivi, in un tempo che si dilata tra infanzia e vecchiaia, tra gioco e tragedia. È l’asprezza di un luogo chiuso che prova a fare i conti con la modernità senza mai riuscirci, è il peso di un tempo fermo, di un’aria strana come quella prima di una frana. È l’epopea di una resistenza.

Ispirato all’alluvione di Sarno del 1998, lo spettacolo intreccia memoria collettiva e fragilità individuale, trasformando il paesaggio in metafora emotiva. Una riflessione potente sulla vulnerabilità, sulla sopravvivenza, sul restare in piedi nonostante il fango.

Riconoscimenti

Elvira Buonocore nel 2019 vince il Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche “Dante Cappelletti” e il Premio “Per fare il teatro che ho sognato” – Bando Presente Futuro 2021 con La Vacca.

I biglietti di ogni spettacolo sono disponibili sul sito www.teatrogarage.it o presso l’ufficio del Teatro Garage via A. Repetto 18 r. cancello – 16143 Genova, mercoledì e giovedì ore 14-17 e venerdì ore 11-14

Oasi Kebab – foto di scena

sabato 21 novembre 2026 ore 21

Al Teatro Garage di Genova – Sala Diana

OPERAZIONE MIROOASI KEBAB

Drammaturgia e testi Bruno Orlando

Con Luca Catarinella, Martina Michelini, Bruno Orlando

Voice Over Francesca Bovolenta

Registrazione tracce e voci Antonio Dominelli

Scenografia Marco Tenenti

Progetto grafico Edoardo Amedeo

Regia operazioneMIRO

Durata: 60 minuti

Sinossi

In una notte di pioggia, un ragazzo di 19 anni affronta il suo primo turno di prova come cameriere presso la panineria ambulante Oasi Kebab, lungo una strada statale abbandonata.

Il proprietario Francesco – lo Chef, come preferisce farsi chiamare - lo sottopone al colloquio di lavoro mentre lo istruisce su come funzionerà la gestione della nottata tra clienti, ordinazioni e cucina.

Ma il ragazzo non è lì soltanto per lavorare.

L’arrivo di Clarissa, unica cliente della notte, cambierà gli equilibri di ore sospese tra noia, inquietudine e bisogno di sentirsi finalmente visti.

Note

Un racconto teso e inquieto sull’adolescenza e sul vuoto di una generazione che cerca disperatamente qualcosa che la faccia sentire viva. Perché quando la noia diventa insopportabile e senti che al mondo non importa di te, anche le scelte più estreme possono sembrare l’unico modo per esistere.

Cosa ti può portare a fare la noia? Passare le ore al cellulare per noia. Stare chiuso in casa per noia. Mangiare schifezze per noia. Ma quando non c’è nulla che riesca veramente a soddisfare quel senso di vuoto? Allora è possibile che la noia ti renda disposto a tutto, soprattutto se sei un adolescente e senti che il mondo se ne frega di te.

Quando non sai chi sei, che cosa ci stai a fare nel mondo?

OASI KEBAB affronta il disagio post-adolescenziale che subentra nelle vite di molti ragazzi, i quali si ritrovano come paralizzati in una situazione di attesa, nello sperare che qualcosa della propria vita cambi invece che provare a cambiarla loro stessi.

La Generazione Z ha subìto il trauma della pandemia da Covid-19 negli anni più importanti per la crescita personale e lo sviluppo di una propria identità.

Non è un caso che il tasso di suicidi tra gli adolescenti in tutto il mondo sia salito come non mai: è l’effetto di un malessere generazionale.

Un malessere che, diversamente dalle epoche passate, è più mentale che fisico, quasi senza sintomi. Eppure, si sta male.

In mezzo all’incertezza delle prospettive future, basta un attimo per ritrovarsi a compiere azioni avventate, senza un vero senso di fondo apparente. Quante volte di fronte a tragiche notizie ci domandiamo: come è possibile? Ma queste azioni risultano essere una delle molteplici conseguenze causate dalla mancata promessa di un futuro.

Riconoscimenti

Spettacolo Vincitore Premio INTRANSITO 2025

I biglietti di ogni spettacolo sono disponibili sul sito www.teatrogarage.it o presso l’ufficio del Teatro Garage via A. Repetto 18 r. cancello – 16143 Genova, mercoledì e giovedì ore 14-17 e venerdì ore 11-14

A volo d’angelo – foto di scena

venerdì 11 dicembre 2026 ore 21

Al Teatro Garage di Genova – Sala Diana

BINARIO VIVO - TEATRO NUOVO DI PISAA VOLO D’ANGELO

Testo e regia Federica Cottini

Con Michelangelo Canzi

Scene Mattia Franco, Alice Capoani

Costumi Nunzia Lazzaro, Fabiola Soldano

Luci Paolo Latini, Simona Ornaghi

Grafiche Anna Farina

Si ringraziano
Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi (Milano)
Pilar Ternera - NTC (Livorno)

Durata: 55 minuti

Crazy Bosnian guy è una guida turistica e ci accompagna per le strade della sua città, Mostar, nel sud della Bosnia Erzegovina. È un personaggio loquace, sopra le righe: il suo soprannome, se l’è guadagnato sul campo. Mentre il tour procede, veniamo risucchiati nel turbine dei ricordi. Crazy Bosnian guy negli anni Novanta era un ventenne: la guerra nei Balcani è viva nella sua memoria. Ci parla della ricchezza della Jugoslavia di Tito, del crollo della confederazione, dell’avvento di governi instabili, del sentimento jugonostalgico. E della situazione attuale, definita dagli stessi abitanti ’una polveriera pronta ad esplodere’. Perché interessarci a una storia in apparenza distante da noi? Ricordare, oggi, ha ancora un senso?

Note di regia

Lo spettacolo nasce da mesi trascorsi in Bosnia Erzegovina. Il personaggio protagonista è un collettore di racconti, interviste, cevapi mangiati e sigarette fumate insieme a abitanti di Mostar, Sarajevo e Srebrenica. Con questo lavoro vogliamo indagare il tema della memoria. Di una storia recente, avvenuta a pochi passi da noi, iniziamo già a sapere molto poco. La struttura della nostra indagine è un continuo procedere avanti e indietro nel tempo, tenendo come punto centrale delle nostre esplorazioni la città di Mostar e il suo ponte, testimone di tutto ciò che ha attraversato la Bosnia dagli anni ‘90 ad oggi. In cosa era diversa la situazione balcanica da quella dell’Europa di oggi, dai nostri governi che tendono sempre più a un isolamento nazionalista? Possiamo imparare qualcosa dal passato per non ripetere oggi ciò che è stato?

Riconoscimenti

Vincitore “FringeMi Festival”, Milano, 2025

Vincitore “Teatri Riflessi 10”, Zafferana Etnea (CT), 2025, Best Dramaturgy Federica Cottini e Best Performer Michelangelo Canzi

Testo vincitore del bando “Binario vivo - Vite dimenticate” del Teatro Nuovo di Pisa, 2024

Selezionato per la rassegna “Morsi” della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano, 2024

I biglietti di ogni spettacolo sono disponibili sul sito www.teatrogarage.it o presso l’ufficio del Teatro Garage via A. Repetto 18 r. cancello – 16143 Genova, mercoledì e giovedì ore 14-17 e venerdì ore 11-14

Rainbow – foto di scena

sabato 16 gennaio 2027 ore 21

Al Teatro Garage di Genova – Sala Diana

FRANCESCO RIVIECCIORAINBOW
MEMORIE DA UNA STORIA VERA

ricordo di e con Francesco Rivieccio

Durata: 50 minuti

Rainbow è la vera storia di mio nonno. Tra il 1940 e il 1945 la sua vita cambiò: giovanissimo fu prelevato dal campo di calcio della squadra della sua città per essere arruolato a bordo di un sommergibile. Da quel giorno mio nonno impiegò ben cinque anni per ritornare a casa. Rainbow è il viaggio in un ricordo che ci porterà a riflettere sulla natura della guerra e sulla sua capacità di cambiare le persone per sempre. La storia del protagonista, infatti, si intreccia con le vicende storiche della Seconda Guerra Mondiale esplorando temi come la perdita dell’innocenza, la paura, la morte e la sopravvivenza, offrendo una prospettiva unica sulla guerra e sugli effetti che ha prodotto sulle persone comuni. Tratto da una storia vera… Tratto da sogni svaniti dagli abissi del mare alla luce del sole.

Francesco Rivieccio attore e autore teatrale. Interprete dei suoi testi mette in scena diversi spettacoli come “Bagarìa” (Miglior spettacolo Festival MonoDrama 2018), “Non dovevo essere io” (vincitore Premio Calandra 2022 a Lecce e Premio Ketty Volpe come Miglior Interprete 2022 a Bari), “Rainbow” (Miglior Spettacolo Roma Fringe Festival 2025 e Premio Alessandro Fersen per la cultura e l’innovazione). Da attore prende parte a numerose produzioni nei più importanti teatri di Napoli lavorando con Michele Placido, Ernesto Lama, Franco Dragone, Lara Sansone, Mariano Rigillo, Dora Romano, Ernesto Mahieux, Claudio Ascoli, Fabrizio Arcuri, Ferdinando Ceriani, Massimo Andrei.

Si occupa, inoltre, di teatro ragazzi con spettacoli incentrati sul teatro di figura e di narrazione con l’utilizzo di burattini.

Riconoscimenti

Vincitore miglior spettacolo Roma Fringe Festival 2025

Vincitore Premio della Critica Roma Fringe Festival 2025

Vincitore Premio Alessandro Fersen Roma Fringe Festival 2025

Vincitore miglior monologo Premio Renato Barbieri 2024

I biglietti di ogni spettacolo sono disponibili sul sito www.teatrogarage.it o presso l’ufficio del Teatro Garage via A. Repetto 18 r. cancello – 16143 Genova, mercoledì e giovedì ore 14-17 e venerdì ore 11-14

GET OFF al Teatro Akropolis di Genova

Inizia una nuova avventura e una nuova collaborazione con Teatro Akropolis di Genova, uno dei centri più importanti in Italia per il teatro di ricerca, la danza contemporanea e le arti performative sperimentali, diretto da Clemente Tafuri, un polo d’eccellenza per la sperimentazione artistica. E la rassegna GET – Giovani Eccellenze Teatrali si espande, diventando GET OFF che unisce la forte vocazione alla drammaturgia contemporanea del GET con l’identità del Teatro Akropolis, storico punto di riferimento per la ricerca, l’innovazione e le arti performative a Genova. Una nuova intesa per ospitare e promuovere progetti che mirano a superare le barriere culturali, economiche e collettive, attraverso rappresentazioni teatrali che affrontano tematiche di rilevanza sociale che stimolano la riflessione e il dibattito.

Beast Without Beauty – foto di scena

sabato 30 gennaio 2027 ore 21

Al Teatro Akropolis di Genova – GET OFF

SPACCA PRODUZIONIUN PROGETTO CARLO MASSARI/C&C COMPANYBEAST WITHOUT BEAUTY

Creazione Carlo Massari

interpretazione Carlo Massari, Emanuele Rosa, Giuseppina Randi

Direzione tecnica e disegno luci Francesco Massari

Consulenza abiti di scena Gabriella Strangolini

Acconciature Bruna Toneatto

Una produzione Associazione Culturale SPaCCa

In co-produzione Festival “Danza in Rete” Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza

Con il sostegno di Festival Oriente Occidente/CID Centro Internazionale della Danza, CSC/OperaEstate, Piemonte dal vivo, ARTEVEN, Komm-tanz Compagnia Abbondanza/Bertoni, h(abita)t - Rete di Spazi per la Danza/Leggere Strutture Art Factory

Con il supporto di Residenza I.DRA. e Teatri di Vita nell’ambito del “Progetto CURA 2018”

Con il sostegno del programma MOVIN’UP SPETTACOLO – PERFORMING ARTS sessione unica 2018/2019 a cura di MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI - Direzione Generale Spettacolo (MiBAC - DG S) e Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani (GAI) insieme con Associazione Giovani Artisti dell’Emilia-Romagna (GA/ER)

Con il sostegno MiBACT e SIAE “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”.

L’uomo è l’animale più crudele. Friedrich Nietzsche

BEAST WITHOUT BEAUTY è un viaggio potente e senza compromessi nelle pieghe più oscure e fragili dell’animo umano, una riflessione coreografica sull’inespressività, sulla crudeltà silenziosa e sulla tensione costante tra vulnerabilità e aggressività. Sul palco, tre performer costruiscono un universo glaciale e grottesco dove le relazioni umane si trasformano in giochi di potere, corteggiamenti ambigui e micro-soprusi che si susseguono con precisione implacabile. Ogni gesto, ogni sguardo e ogni movimento è carico di tensione, come se la vita stessa fosse un duello continuo, in cui non ci sono regole, né vincitori, ma solo vittime che si alternano nel ruolo di prede e predatori. I corpi raccontano la fragilità e la brutalità delle nostre esistenze, mostrando la contraddizione costante tra la voglia di sopravvivere, affermare un’identità e mantenere una dignità che rischia sempre di essere perduta. Lo spettacolo si ispira al teatro dell’assurdo di Beckett, in particolare a Giorni Felici, e traduce in movimento la tragicità, la frustrazione e l’ironia nera che caratterizzano l’esistenza contemporanea. I gesti sono essenziali e poetici, scandiscono il ritmo della narrazione e rendono tangibile la solitudine, l’impotenza e il cinismo dei protagonisti, mentre luci e scenografie minimaliste creano un’atmosfera sospesa tra realtà e sogno, tra normalità apparente e violenza latente. Gli spettatori vengono immersi in un mondo in cui il silenzio è densamente significativo, ogni pausa è carica di tensione e ogni piccolo movimento racconta una storia più grande di quanto le parole possano esprimere. Le figure, esangui e disumanizzate, sembrano reduci di una lunga guerra interiore, attraversando lo spazio scenico con un passo misurato che allo stesso tempo comunica fragilità, resistenza e una crudele bellezza. Beast Without Beauty è un invito a guardare dentro di sé, a confrontarsi con la propria fragilità, a riconoscere la violenza silenziosa che si nasconde nelle relazioni, e a interrogarsi sul senso della sopravvivenza, dell’identità e del potere nelle dinamiche sociali. La critica ha accolto lo spettacolo con entusiasmo, sottolineando la capacità di Massari di trasformare l’assurdo in esperienza tangibile attraverso il corpo, di coniugare la precisione della danza con la profondità emotiva della narrazione, e di creare un linguaggio visivo che parla direttamente allo spettatore. Le recensioni ne hanno evidenziato la forza evocativa, la tensione continua, la capacità di sorprendere e di lasciare un’impronta duratura nello spettatore, che esce dallo spettacolo con la sensazione di aver assistito a qualcosa di vero, potente e ineludibile.

“Beast Without Beauty” è un’opera che unisce la poetica dell’assurdo alla concretezza del gesto, la tragicità alla delicatezza del corpo, la violenza alla bellezza, creando un’esperienza teatrale completa e coinvolgente, capace di stimolare emozioni, riflessioni e meraviglia. È uno spettacolo che lascia il segno, un invito a guardare senza filtri, a sentire senza protezioni, a confrontarsi con l’essenza più autentica e a volte più dolorosa dell’essere umano.

Riconoscimenti

Premio Direzioni Altre 2018

Premio Prospettiva Danza Teatro 2017

L’isola dei ciccioni felici – foto di scena

sabato 27 febbraio 2027 ore 21

Al Teatro Garage di Genova – Sala Diana

TEATRINO DEI FONDIL’ISOLA DEI CICCIONI FELICI

di e con Andrea Mattei

assistenza e luci Massimo Giordani

movimenti di scena Marta Vergani

scenografia Simona Campisi e Lorenzo Fedi

costume Anna Chiara Capalbi

musica e sonoro originali Chiara Troiano

produzione Teatrino dei Fondi, Accademia Perduta/Romagna Teatri

con il sostegno di Scenario ETS e Teatro Due Mondi – Residenza per artisti nei territori, Faenza

L’ISOLA DEI CICCIONI FELICI racconta la storia del grasso signor O, che parte per Nauru, isola polinesiana in cui la maggioranza della popolazione è obesa, alla ricerca del suo meritato lieto fine. Non è invece la storia dell’Attore demiurgo dello spettacolo, che monologa e sproloquia, arrovellandosi su se stesso e sui propri disastri quotidiani, deciso a farsi guardare. Ma con quali occhi?

Nel solco di un testo costruito tra tracce biografiche e interviste, incarnando una polifonia su esperienze e testimonianze, L’Isola dei Ciccioni Felici è un racconto di un corpo che occupa spazio, che esiste e si mostra, in cui ogni movimento è già parola e ogni parola è già gesto: una prova ostinata di “saper stare”.

O è ciccione, talmente ciccione da perdere il nome e restare solo una vocale tonda. L’isola dei ciccioni felici è la favola ironica, crudele e grottesca che segue questo viaggio. Una storia, a volte tenera, di chi vuole essere visto e non solo osservato, di chi cerca di esistere non come bersaglio da colpire, creatura da accettare o monito da temere, ma semplicemente come corpo, che sa stare.

Andrea Mattei nasce a Lucca nel 1997. Dopo un inizio nella stand-up comedy si forma presso la Scuola di Teatro di Bologna “Alessandra Galante Garrone”, e prosegue con i corsi di alta formazione “Casa degli Artisti” (Fondazione TeatroDue Parma) e “Testo, Corpo, Voce” (Scuola Internazionale di Alta Formazione Teatrale Iolanda Gazzerro di Emilia Romagna Teatro Fondazione / Teatro Nazionale).

Da sempre interessato alla scrittura, partecipa al corso “Drammaturgie” (Emilia Romagna Teatro Fondazione /Teatro Nazionale) e a masterclass con Liv Ferracchiati e Daria Deflorian, esplorando nuove forme di linguaggio teatrale. Debutta come autore nel 2024 con Pasifae Autodafé e Una Giocasta, quest’ultimo premiato con il Premio del Direttore al concorso Giovani Realtà del Teatro.

Riconoscimenti

Vincitore miglior spettacolo Premio Scenario Periferie 2025

I biglietti di ogni spettacolo sono disponibili sul sito www.teatrogarage.it o presso l’ufficio del Teatro Garage via A. Repetto 18 r. cancello – 16143 Genova, mercoledì e giovedì ore 14-17 e venerdì ore 11-14

’E ssanzare – foto di scena

sabato 13 marzo 2027 ore 21

Al Teatro Garage di Genova – Sala Diana

RI.TE.NA TEATRO’E SSANZARE

Scritto e diretto da Fabio Di Gesto

con Luca Lombardi, Monica Palomby, Maria Claudia Pesapane

costumi Rosario Martone

Durata: 60 minuti

Sinossi

Madre e figlia di una Napoli aspra, materiale e plebea lavorano facendo le “sanzare”, affittando cioè, stanze a turisti che provengono da lontano. Compiono una serie di delitti con l’obbiettivo di racimolare quanti più soldi possibile per ricominciare una nuova vita in un luogo lontano.

Lo spettacolo si apre con l’ingresso delle due donne: madre e figlia che trascinano il cadavere di un uomo. Hanno finalmente compiuto il loro ultimo delitto e sono adesso pronte a partire verso l’inizio di una nuova vita. Ma tutto il piano faticosamente attuato dalle due donne viene compromesso quando si svela la vera identità dell’uomo morto. Costui è rispettivamente il figlio e il fratello delle due donne.

Nota di regia

Dopo aver portato in scena ’A JETTECA ispirato a “YERMA” di Garcia Lorca e ’E CAMMARERE ispirato a “LE SERVE” di Jean Genet, ho sentito l’esigenza di ricercare come tema o come sfondo, la femminilità in un altro testo teatrale per poter concludere una vera e propria trilogia della femminilità irrisolta.

Nello stesso tempo dovevo trovare all’interno del testo qualcosa che si sposasse bene, anche solo concettualmente, con le tradizioni del nostro paese, del nostro popolo, quello del sud e inoltre intraprendere una ricerca tra autori del Novecento, coerentemente con le precedenti riscritture, per i quali una declinazione di “contemporaneità” potesse essere adeguata.

La mia attenzione, questa volta, si è rivolta a Camus e in particolare al suo testo “Il malinteso”, in cui ho individuato tutto ciò che mi serviva.

Attraverso questo testo, riaffiorano, infatti, i racconti di mia nonna, di quando era giovane e insieme alla madre svolgeva il mestiere della “sanzara”, ovvero interveniva come mediatrice per affittare e vendere case. Questo elemento mi ha permesso di ritrovare il mio mondo nell’universo di Camus; al suo interno ho individuato nelle due figure femminili la madre e la sorella, il presupposto per affrontare ancora una volta il tema della femminilità irrisolta. Due personaggi che devono il loro essere donna allo stesso uomo, per loro rispettivamente figlio e fratello.

E proprio da qui, è nata l’urgenza di riscrivere “Il malinteso”.

In scena, oltre i personaggi femminili, un corpo di un uomo morto resta per tutta la durata della messa in scena.

Quel corpo in scena diventa la personificazione di due concetti fondamentali:

  1. “la femminilità”: in quanto nel momento in cui si riconosce l’identità dell’uomo, ognuna di esse si sente: incompleta, insicura e carente
  2. “il malinteso” dopo la scoperta dell’equivoco nessuno vuole prendersi la responsabilità di affrontarlo, preferendo la morte.

Anche all’interno di questo testo, come gli altri due; la follia diventa conseguenza della femminilità irrisolta. Quando parliamo di malinteso; parliamo di un errore di valutazione o interpretazione, questo sarà il nodo drammatico dell’intero spettacolo e la spina di ogni singola scena. Lasciando al pubblico la bellezza del dubbio.

Dove si trova il malinteso?

“Esiste la bellezza ed esiste l’inferno degli oppressi, per quanto possibile vorrei rimanere fedele a entrambi”

A. CAMUS

Perché trilogia della femminilità irrisolta

Quando parliamo di femminilità irrisolta, parliamo di individui che rincorrono un concetto di completezza sia fisico che mentale. Il raggiungimento di tale obbiettivo appaga e placa tale soggetto conferendogli sicurezza.

Nelle precedenti riscritture e nella presente, viene affrontata, dalle protagoniste, una estenuante ricerca dell’essenza femminile, ognuna attribuibile ad uno dei seguenti aspetti: maternità, femminilità e società.

Donna Madre ’A JETTECA ispirato a YERMA di G.Lorca (un figlio che non arriverà mai)

Donna femmina ’E CAMMARERE ispirato al LE SERVE di J. Genet (due individui androgeni che cercano una definizione. La vedono attraverso la loro padrona, che rappresenta l’emblema della femminilità).

Donna nella società ’E SSANZARE ispirato a “IL MALINTESO” di A. Camus (due donne. Madre e Sorella due femminilità diverse che affrontano l’importanza di avere un uomo al proprio fianco come immagine di completezza per la società

La lingua

Dopo diversi anni di studio e di letture di grandi autori napoletani, contemporanei e non, ho cercato di creare uno stile unico, atipico che mi rappresentasse. Un Dialetto napoletano reso poetico attraverso l’accostamento di elementi lessicali antichi e moderni, l’uso di figure retoriche, proverbi e modi di dire, declinato, talvolta, attraverso la versificazione.

Riconoscimenti

Debutto Napoli Teatro Festival di Ruggero Cappuccio 2020

I biglietti di ogni spettacolo sono disponibili sul sito www.teatrogarage.it o presso l’ufficio del Teatro Garage via A. Repetto 18 r. cancello – 16143 Genova, mercoledì e giovedì ore 14-17 e venerdì ore 11-14

Come un angelo in tutto questo bordello – foto di scena

sabato 10 aprile 2027 ore 21

Al Teatro Garage di Genova – Sala Diana

GALANTINO/BOTTANICOME UN ANGELO IN TUTTO QUESTO BORDELLO

omaggio a quattro mani e voce sola per B.M. Koltès

tratto da B.M. Koltès – La notte poco prima delle foreste

regia e adattamento Jacopo Bottani

Con Mattia Galantino

Light designer Alberto Biasutti

Prima spettatrice Caterina Bernardi

Foto Marika Grimaldi, Claudia Simone

Con il sostegno di
Artefici residenze creative FVG 2022 – Artisti Associati
Fondazione Armunia

Si ringraziano Sistema Garibaldi di Bisceglie, Cooperativa La Speranza

Durata: 70 minuti

Il progetto

Piove quando un uomo entra in un bar, dopo aver perso il treno e bagnato come un cane, si siede e inizia a ululare la sua storia, struggente come una serenata, sconnessa come un delirio. Nessuno pare ascoltarlo o, forse, chi ascolta è così attento da sembrare invisibile. Ispirato dal fluviale monologo di Bernard Marie Koltès La notte poco prima delle foreste, il progetto Come un angelo in tutto questo bordello è un’indagine sugli incontri salvifici, sulle storie da strada e i treni che non passano, sulla necessità poetica e politica del parlarsi faccia a faccia in un mondo che non fa altro che correre indifferente.

Chi siamo

Galantino/Bottani è un duo artistico di recente formazione. Incontratisi nel 2020 in piena pandemia, Mattia Galantino (attore) e Jacopo Bottani (attore e dramaturg-regista) si scelgono per portare avanti un esperimento di pedagogia e ricerca sul teatro d’attore, sulla recitazione contemporanea e sui processi co-creativi. A fare da miccia il testo di Bernard Marie Koltès La notte poco prima delle foreste. Il resto lo fa l’incrociarsi dei desideri: mettere in scena il testo sognato da una vita per Mattia, fare da guida ad un processo artistico e continuare a sperimentare il proprio sguardo per Jacopo. Attualmente il duo è impegnato nel nuovo lavoro di compagnia ispirato allo Stabat Mater di Antonio Tarantino.

Un manifesto poetico

La notte poco prima delle foreste è un testo quasi irrappresentabile: una cascata di parole senza un punto fermo, una sequenza fluviale di pensieri, ricordi, deliri politicanti, confessioni metropolitane. Qualcuno si ferma sotto la pioggia e inizia a parlarci. Non si sa dove siamo, dove andiamo, a chi parla chi parla. Si sa solo che lui, quello che parla, è uno straniero, un “negro”, uno di quelli provenienti dalle ex colonie francesi arrivati in Europa. Ci racconta la sua storia, i suoi amori, le sue speranze. A leggere le sue parole, ci pareva, però, che quest’uomo che Koltès faceva parlare sotto la pioggia incarnasse un senso di estraneità che non era legata solo al colore della pelle, o al venire da un paese diverso. Non si sente solo straniero, forse si sente strano. Estraneo. Estranei come forse iniziamo a sentirci anche noi in casa nostra, donne e uomini dell’Occidente globalizzato, stretti dalle morse di un capitalismo che trasforma i giorni in giornate lavorative, il desiderio in profitto, la vita in un lungo spostarsi avanti e indietro, e come dice Koltès, «il lavoro è sempre comunque da un’altra parte». Stranieri della vita, non vorremmo altro che un prato dove stenderci e provare a dirci con calma quello che vorremmo dirci. Dopotutto, è veramente vita quella che siamo costretti a vivere? Ha senso una vita così? E quando smette di averne, che succede?

Come un angelo in tutto questo bordello è poi il tentativo di raccontare una serie di incontri: in primis quello fra noi artisti all’opera, sul dialogo che abbiamo cercato di instaurare come coppia di lavoro, stando dentro e fuori dal testo. Poi quello fra noi e Koltès: il suo testo è diventato un pretesto, un materiale da riscrivere e tradire, con la fedeltà di un amore unico, esplorandolo come su un ring. Quello che siamo arrivati a portare in scena è, infatti, il nostro corpo a corpo con lui e le sue parole, cercando di salvaguardare margini di improvvisazione che rinnovino la vita in scena sera dopo sera. In questo, abbiamo visto poi emergere un’analogia profonda fra il personaggio anonimo di Koltès e il ruolo dell’attore in scena: disperati, affamati, cercano entrambi di esistere nello sguardo di qualcuno coi loro numeri da strada. Di essere amati da uno sconosciuto anche solo per cinque minuti. Come un angelo in tutto questo bordello vuole essere uno spettacolo su quegli incontri salvifici che ci cambiano le giornate, che a volte ci cambiano la vita, che ci ricordano che la vita è un’altra cosa da quella che crediamo che sia nei nostri momenti più bui. È il tentativo di raccontare quell’incontro fra Koltès e il silenzioso operario straniero intravisto una sera in un bar parigino. I due si guardano e stanno perlopiù in silenzio, ore di silenzio, poi vomitate dall’autore nel suo testo, nel tentativo di dare parola a quell’uomo che parole non ne aveva più.

Come abbiamo lavorato

Come fare, a dirle, quelle parole, tutte quante e per tutto quel tempo? Attirati dal desiderio di esplorare questo testo e il suo mondo, abbiamo iniziato un viaggio di esplorazione e studio che è durato quasi quattro anni. Abbiamo fatto il giro lungo e, sedotti dalla teatralità di questo monologo, lo abbiamo fronteggiato, instaurando con l’impossibilità di metterlo in scena così com’è un nostro corpo a corpo. Abbiamo lavorato assieme per cercare tangenze fra performer e personaggio, attimi di visione, possibilità di manovra, capacità di gestione del racconto. In questo tentativo di sovrapposizione e scambio fra attore e personaggio, abbiamo seguito due assi: la ricerca sull’improvvisazione e la riscrittura drammaturgica a partire da materiali originali.

Sulla prima: convinti la vita in scena debba svilupparsi come fa quella fuori dalla scena, ossia per scarti, negazioni e sorprese, abbiamo cercato di lavorare all’interpretazione dell’attore, dandoci costantemente dei compiti e comprendendo come salvaguardare margini di improvvisazione in diretta. È il teatro che ci piace fare e inventare, un teatro che non sa bene tutto quello che creerà. Per questo, vicino all’attore che racconta la sua storia, siede in scena anche il regista/drammaturgo: a volte scandisce il tempo, a volte cambia le carte in tavola, a volte sussurra una direzione diversa, creando una triangolazione che si fa a sua volta racconto.

La riscrittura e l’uso di materiali drammaturgici mutuati dall’interprete ci sono, invece, serviti in un primo tempo da ponte. Sentivamo che dovevamo trovare un modo che ci divertisse e ci coinvolgesse in prima persona. Per farlo non potevamo che allontanarci inizialmente dal mondo dell’opera e partire da noi stessi, in questo caso da Mattia e dal suo immaginario. Abbiamo oscillato fra allestimento e riscrittura, tra fedeltà e tradimento, sinché, progressivamente, non ne è venuto fuori un altro testo, il nostro, che speriamo restituisca lo spirito dell’opera di Koltès da cui siam partiti. Quello che ci ha spinto (e che vogliamo proseguire) è stato un lavoro pedagogico delicato, che ha implicato tempi lunghi di appropriazione e avvicinamento, tentativi e fallimenti, e che però oggi ci sembra tanto più essenziale di fronte all’evidenza post-pandemica che il sistema (in tutti i sensi) è al collasso. È tempo di difendere i desideri, anche se vedranno la scena magari tardi, magari mai, di curarsi delle cose. Dobbiamo. Ci rimane solo questo. Come dice il protagonista del testo: «Io ho preparato tutto per incontrarti». Questo sentivamo e sentiamo che ci rimane da fare: prenderci cura di tutto, al meglio che possiamo.

Riconoscimenti

Premio Anna Pancirolli 2024

Premio del pubblico Fringe Catania 2025

I biglietti di ogni spettacolo sono disponibili sul sito www.teatrogarage.it o presso l’ufficio del Teatro Garage via A. Repetto 18 r. cancello – 16143 Genova, mercoledì e giovedì ore 14-17 e venerdì ore 11-14

martedì 27 aprile 2027 ore 16

IF IL FALCONE - TEATRO UNIVERSITARIO GENOVAMETAVERSI. STORIE DA OVIDIO E ALTRI MITI MODERNI

Al Teatro Garage di Genova – Sala Diana

testo e regia Angela Zinno

musiche originali Maestro Luca Urciuolo

con Emanuele Belotti, Agnese Grazia Ede Ferla, Leonardo Gardella, Luca Lanata, Simone Mammoliti, Lisa Marenco, Mafalda Rizzieri

ass. alla regia Anna Chiara Borriello

Durata: 70 minuti

Ingresso gratuito

I Miti Ovidiani – Mirra, Ifide ed Ermafrodito – sono connessi da un elemento latente, ossia l’apparente impossibilità di valutare la propria scelta. Le tre figure femminili non riflettono coscientemente sul passaggio che precede la trasformazione. Mirra diverrà un albero, Ifide diverrà un maschio e la ninfa Salmacide morrà per rinascere in altra forma, unita ad Ermafrodito. Tutte e tre cedono e si interrogano sui propri sensi e desideri, più freddamente carnali. Ma non sulla possibilità di andare in direzioni diverse, ossia traiettorie non parallele ai desideri che intendono realizzare e vivere. Ho trovato fortemente interessante immaginare cosa potesse celarsi nella singolarità di quelle scelte potenziali e che cosa, queste, avrebbero prodotto se proiettate su variabili ulteriori. Il pensiero deleuzeano, tra tutti, ha ispirato la temperatura della scrittura scenica, che diviene non tanto istanza di rappresentazione quanto, ipotesi di coscienza mimetica, ovvero, specchio che proietta visioni potenziali.